Alla scoperta del tuo cervello…

Piccolo Omaggio a un Grande Genio

Non so se capita a tutti nella vita di incontrare un Genio. A me sì. E sono contenta.

Anche quando come oggi capitano delle brutte giornate, giornate che ti mettono a dura prova. Ma pensare di conoscere un Genio è bello, e se poi si riesce anche a parlare col Genio, ad attingere alla sua infinita Saggezza è ancora meglio.

Il Genio che conosco io è timido, riservato e schivo quindi non so se sarà contento che si parli di Lui qui dentro.

Per Genio intendo una persona in grado di cogliere dettagli sotto gli occhi di tutti ma su cui nessuno si è mai soffermato a riflettere. Il Genio si vede nelle piccole cose, nell’amore e nella cura che rendono speciali ogni cosa che produce, come in un magico cammeo fatto di pelle d’angelo.

Oggi ho ricevuto uno dei regali più belli che mi si potesse fare e mi va di condividerlo…eccolo.

Grazie, Genio.

“C’era una volta un piccolo mago con un grande cappello a cono. Si chiamava Flores e viveva in un albero cavo al centro di una antica foresta di resinosi pini, sul pendio che porta alla cima della montagna. Flores non era famoso, perché aveva un carattere schivo, così non appariva mai in televisione, eppure era l’autore di grandi realizzazioni. Era stato lui, infatti, a inventare il colore delle Dolomiti, il suono delle campane e l’acqua di Venezia.
Flores aveva avuto 12 figli maschi, ed ognuno di essi, appena compiuta la maggiore età, era partito con una bisaccia e tanta speranza di cambiare il mondo e nessuno sapeva bene dov’erano andati. Arrivato ad una certa età, Flores sentì il desiderio di avere quello che la fortuna non gli aveva mai dato: una figlia, cui affidare,prima di morire, tutte le sue conoscenze, che erano tante e di grande valore. Volendo una figlia del tutto speciale, non ricorse al metodo tradizionale, basato sulmatrimonio, ma progettò di costruirla da sé, sfruttando i suoi  poteri di mago:
l’avrebbe chiamata Flori Flori.
Per prima cosa ci voleva un cuore: decise di procurarselo a Napoli, in purissima porcellana di Capodimonte, affinché Flori Flori avesse sempre sentimenti delicati epreziosi. Per il sangue, mescolò il sapore sapido del Barolo con il frizzante dello Champagne millesimato. Le ossa le fece di titanio, fornito dalla NASA: non sarebbe mai stato facile piegare quel carattere. Una nave rompighiaccio in disarmo fornì abbondante materiale per la muscolatura, rendendola idonea a rompere gli schemi e ad aprire nuove vie. Fabbricare il cervello fu un fine lavoro di cesello. Cercò di trarre ispirazione dal cervello dei piccoli gattini, perché Flori Flori ne assorbisse la curiosità scattante e la grazia nei movimenti. Per disegnare la bocca ricorse ad una frullato di tutte le poesie d’amore che ci sono in tutte le biblioteche del mondo: Flori Flori avrebbe avuto sempre parole dolci; perfino quando avesse dovuto suggerire ad altri di correggersi, avrebbe usato solo vocaboli intessuti d’affetto. Creò gli occhi mettendoci dentro tutti i fiori di campo che crescevano nelle radure della foresta, poi completò il tutto con una spruzzata di fine buongusto tipicamente italiano. Rimirò la sua opera: era quasi perfetta.
Mancava solo un dettaglio: che vestito metterle addosso? Flores interpellò un famoso sarto, un vero luminare della moda, ma ebbe una risposta diversa da quella che si aspettava: “Una donna ha il diritto di vestire come vuole lei, perché deve essere il suo il modo di esprimersi. Io consiglio di lasciarla libera, comunque, se proprio vuoi, quest’anno va di moda il vedo-non vedo”.
Vedo non vedo? Flores schioccò le dita: gli si era planata in testa una grande idea.
Flori Flori sarebbe stata bella, ma non appariscente. Così molte persone le sarebbero passate accanto senza notarla. Solo coloro che l’avessero amata profondamente e totalmente, con animo puro ed ingenuo, avrebbero avuto il privilegio divedere che non è solo bella, ma bellissima: meravigliosa, luminosa, sempre sorprendente. Infine, Flores baciò sulla bocca Flori Flori, o meglio, l’insieme di pezzi che aveva messo insieme, e con quel bacio le diede la vita, tramutandola in una fata che sapeva tutto quello che Flores sapeva. Con affetto, l’adagiò in una barchetta di carta, fatta con un vecchio giornale, e la mandò nel mondo affidandola alle onde della Natura.
Io ho incontrato Flori Flori in un giorno d’estate, vicino ad un fiume, dove l’acqua l’aveva portata.  Era una giornata di sole e di colpo l’ho vista bellissima: meravigliosa, luminosa, sempre sorprendente”.
Dimenticavo: a me, quella scugnizza di Flori Flori ha nascosto tutto e mi ha detto di chiamarsi Floriana, perché non vuole far sapere in giro di essere una fata.
Ci vuol altro! Non mi faccio mica imbrogliare con così poco, io!

2 Responses to “Piccolo Omaggio a un Grande Genio”

  1. Elena scrive:

    Incantevole e dolcissima fiaba!

    Flori Flori è meravigliosamente armoniosa.

    Bravissimo, genio!

    E’ la primavera dei colori pastello a dipingere i contorni di questa creatura.

    Sorrido alla verosimiglianza all’autrice del blog.

    Bellissima e delicata creatura!

    Elena

  2. riccardo scrive:

    Complimenti per la descrizione del genio!

    Vorrei solo aggiunge che, il genio vero, cosciente della propria singolarita’ vi pensa ininterrottamente, da qui quell’aria compresa e contratta; invece di inorgorglirsi per la propria originalita’ (e di procramarla), la camuffa. Eppure la sua sorte, a nessun’altra simile, non gli conferirebbe il diritto di guardare con alterezza la turba umana?

    Cordialmente

    Riccardo

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